martedì 10 gennaio 2017

A TUTTA BIRRA - GLI EFFETTI SUL CORPO UMANO DELLA BIRRA, COME BERLA E COSA FARE IN CASO DI SBRONZA - LE DONNE PRODUCONO MENO ENZIMI E HANNO MENO MUSCOLI DOVE L'ALCOL SI POSSA DILUIRE; GLI UOMINI ADULTI HANNO IL FEGATO PIÙ ABITUATO E PIÙ ENZIMI PER LA SCOMPOSIZIONE DELL'ALCOL.

Dopo il successo del farmacista inglese Niraj Naik con la sua infografica sugli effetti della Coca Cola e della Coca Light sul nostro organismo, il sito internet alcoholgifts.co.uk ha deciso di illustrare gli effetti della birra dal primo sorso fino a 24 ore dopo averla bevuta...

Laura Mitchell per http://www.dailystar.co.uk/

pinta di birraPINTA DI BIRRA
Dopo il successo del farmacista inglese Niraj Naik con la sua infografica sugli effetti della Coca Cola e della Coca Light sul nostro organismo, il sito internet alcoholgifts.co.uk ha deciso di illustrare gli effetti della birra dal primo sorso fino a 24 ore dopo averla bevuta:

Primi 5 minuti: Pochi istanti dopo il primo sorso, l'alcol arriva nello stomaco dove viene assorbito e diffuso in tutto il nostro corpo, muscoli e cervello compresi, attraverso il sangue.

10 minuti: L'organismo riconosce l'alcol come un veleno e punta a scomporlo e a sbarazzarsene il più velocemente possibile.

infografica birraINFOGRAFICA BIRRA
15 minuti: Lo stomaco inizia a produrre l'enzima "alcol deidrogenasi", che converte l'alcool in sostanze chimiche tra cui l'acetaldeide (una sostanza tossica che contribuisce alla sbornia del giorno dopo), poi in acido acetico e acidi grassi e infine in acqua. Alla fine di questo processo tornerete sobri a meno che non abbiate più alcol di quello che siete capaci di assorbire.

20 minuti: In questo momento iniziate a sentire gli effetti della vostra birretta, questo include una sensazione di leggerezza e felicità.

45 minuti: Il livello di alcol nel sangue è ai massimi livelli e il picco durerà fino al novantesimo minuto.

> 60 minuti: probabilmente sentirete il bisogno di andare in bagno e inizierete a disidratarvi dal momento che l'alcool è un diuretico e fa effetto direttamente sui reni e sulla vescica. Se smetterete di bere ci sentirete assonnati ma, anche se andrete a dormire presti, la qualità del sonno non sarà buona a causa della disidratazione.
birrettaBIRRETTA

12-24 ore: al risveglio inizierete ad accusare i sintomi della sbornia come mal di testa, vertigini, sete, pallore e tremori, molti dei quali sono causati dalla disidratazione. Il vostro corpo starà ancora cercando di espellere l'alcol in eccesso.

Come prepararsi a bere
È risaputo che mangiare prima di iniziare bere aiuta, questo perché l'assorbimento dell'alcol sarà più lento in quanto lo stomaco si trova impegnato anche nel processo di digestione del cibo.

barack obama con la birraBARACK OBAMA CON LA BIRRA
Bere champagne o alcolici gassati vi farà ubriacare più alla svelta perché la pressione del gas nello stomaco velocizza il processo di assorbimento. Altri fattori che contribuiscono a una sbronza rapida sono: il sesso, le donne producono meno enzimi e hanno meno muscoli dove l'alcol si possa diluire; l'età, gli uomini adulti hanno il fegato più abituato e più enzimi per la scomposizione dell'alcol.

Gli effetti della sbronza
birramideBIRRAMIDE
L'alcol influenza i neurotrasmettitori del cervello che sono responsabili per il trasporto dei messaggi in giro per il vostro corpo, ecco perché si può perdere l'equilibrio, farfugliare, reagire in maniera lenta e perdere la lucidità di giudizio.

Come smaltirla
BIRRA ALLA SPINABIRRA ALLA SPINA
L'unico modo è lasciare che il corpo faccia il suo lavoro tramite il fegato, che brucia l'alcol al ritmo di 1-2 unità ogni ora a seconda della vostra struttura e di altri fattori. Una unità di alcol corrisponde a circa mezza pinta di birra, un bicchiere di vino o uno shot di vodka.


lunedì 9 gennaio 2017

"I tempi cambiano, le cose buone restano": 5 antiche ricette della tradizione italiana rivisitate



Pubblicato: Aggiornato: 
CARBONARA


La cucina italiana è ricca di ricette antichissime, tramandate di generazione in generazione. Ma c'è chi non rinuncia ad aggiungere un pizzico di modernità: così la carbonara si trasforma in un piatto da mettere in forno, la parmigiana di melanzane rinuncia al fritto e i passatelli in brodo, filoncini di pasta tipici dell'Emilia Romagna, si mangiano asciutti. Abbiamo selezionato cinque ricette della cultura culinaria italiana rivisitate, ma sempre fedeli agli ingredienti freschi e genuini della tradizione.
  • 1
    Pasta alla Norma rivisitata – dal blog “Butta La Pasta”
    liebig
    La pasta alla Norma è un primo piatto di origine siciliana, a base di pasta condita con pomodoro, e con l'aggiunta successiva di melanzane fritte, ricotta salata e basilico. In questa variante le melanzane non sono fritte ma arrostite in padella e insaporite successivamente con olio per conferire lucidità alla verdura.
    Ingredienti: 360 gr di pasta lunga tipo bucatini o spaghetti, 500 gr di pomodori freschi, 500 gr di melanzane, 200 gr di ricotta salata, aglio Q.B., 1 ciuffetto di basilico, olio di oliva Q.B., pepe Q.B., sale Q.B. Procedimento: Preparate il sugo di pomodoro mettendo l'aglio in un tegame a imbiondire con l’olio. Poi unite i pomodori precedentemente lavati, salate e pepate. Portate a cottura il sugo facendolo cuocere per almeno una mezz'ora a fiamma bassa. Lavatele e asciugate le melanzane, e tagliatele a fette. Mettetele in uno scolapasta, ricopritele di sale e fatele perdere l’acqua amarognola di vegetazione per circa mezz'ora. Sciacquatele bene per eliminare il sale e asciugatele con carta assorbente. Su una piastra o una padella antiaderente arrostite le melanzane. Poi ripassatele in padella con un filo di olio e sale per farle insaporire. Mettetele in una ciotola con il sugo di pomodoro lasciandone da parte alcune da mettere sul piatto per la decorazione. Lessate la pasta in acqua salata, scolatela e versatela nella ciotola con le melanzane. Cospargetela di metà della ricotta precedentemente tagliata a scaglie, unite il basilico e mescolate. Mettete la pasta in fondine individuali, disponetevi sopra le fette di melanzana e la ricotta grattugiata. La ricetta
  • 2
    Carbonara al forno – da “Giallo Zafferano”
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    La pasta alla carbonara è un piatto tipico della cucina laziale, che prevede tra gli ingredienti principali pasta di semola di grano duro, guanciale, uova, pecorino, olio extravergine di oliva, sale e pepe. Ne esistono, però, molteplici varianti: da un rapporto dell'Accademia italiana della cucina, la ricetta originale risulta essere la più "falsificata" tra tutte le ricette italiane all'estero. In questa rivisitazione, dopo la tradizionale cottura, la pasta viene infornata per qualche minuto.
    Bucatini 320 g Uova 1 Tuorli 4 Pancetta affumicata 150 g Pecorino da grattugiare 100 g Panna fresca liquida 200 ml Sale fino q.b Pepe nero q.b. Per preparare la carbonara al forno mettete sul fuoco una pentola con abbondante acqua che servirà per la pasta. Nel frattempo mettete la pancetta affumicata tagliata a cubetti in un tegame antiaderente, senza l’aggiunta d’olio. Con una spatola mescolate bene la pancetta, facendola rosolare a fuoco medio fino a quando il grasso diventerà trasparente e leggermente croccante; quindi togliete dal fuoco e lasciate intiepidire leggermente. In una ciotola versate i tuorli e l'uovo intero, sbatteteli, quindi unite il pecorino grattugiato, tenendone da parte un po'; salate e pepe. Aggiungete anche la panna e continuate a mescolare con le fruste per qualche minuto amalgamando bene tutti gli ingredienti; infine unite la pancetta, tenendone da parte uno o due cucchiai (verrà aggiunta e gratinata alla fine insieme al pecorino avanzato). Quando l’acqua della pasta avrà raggiunto il bollore, salate moderatamente, poiché la pasta avrà già un condimento molto sapido dato dalla pancetta e dal pecorino. Cuocete i bucatini per circa 10 minuti (dovranno risultare al dente), mescolando di tanto in tanto. Quando la pasta sarà al dente, scolatela bene e versatela nella ciotola con il condimento di uova, aiutandovi con uno scola spaghetti o un forchettone. Con due forchette amalgamate bene la pasta, dopodiché con un pennello da cucina oliate una pirofila e distribuitevi i bucatini in maniera uniforme. Da ultimo, cospargete tutta la superficie della pasta la pancetta e il pecorino grattugiato che avevate tenuto da parte. Mettete in forno e fate cuocere sotto il grill a 270° per 5-7 minuti. Trascorso il tempo necessario, spegnete il forno e servite la carbonara al forno ancora calda. La ricetta
  • 3
    Parmigiana di melanzane rivisitata – dal blog “My cooking idea”
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    La parmigiana di melanzane (o melanzane alla parmigiana) è un piatto tipico della tradizione italiana, la cui paternità è contesa da siciliani, napoletani e parmensi. È a base di melanzane fritte e gratinate in forno con passata di pomodoro, basilico, aglio e uno o più formaggi inclusi pecorino siciliano, mozzarella, scamorza e caciocavallo. In questa rivisitazione al fritto si preferisce una cottura più “light”: le melanzane sono cotte al cartoccio, mentre per il sugo sono utilizzati pomodori freschi frullati.
    Ingredienti (Dosi per 4 persone): tre melanzane viola; 250 grammi di ricotta; 80 grammi di parmigiano grattugiato; 300 grammi di pomodori maturi; un pomodoro secco; basilico; origano; timo; tre spicchi d’aglio; olio d’oliva; sale, pepe. Preparazione. Preparate le melanzane per la cottura al cartoccio. Eliminate il picciolo e, dopo averle lavate, tagliatele a mo di fisarmonica. Condite ciascuna melanzane con l’aglio tagliato a fettine,in modo da poterlo eliminare facilmente dopo la cottura, timo, un filo d’olio e un pizzico di sale. Avvolgete singolarmente le melanzane così condite con un foglio di alluminio e fatele cuocere in forno già caldo per circa 30 minuti (controllate la cottura toccando esternamente le melanzane: saranno pronte quando risulteranno morbide al tocco). Una volta cotte liberatele dal foglio di alluminio e lasciatele raffreddare. Nel frattempo preparate il sugo e la ricotta. Lavate i pomodori e tagliateli a pezzettoni. Metteteli in un bicchiere alto insieme al pomodoro secco dissalato (mettetelo in acqua per circa 10 minuti) e frullate con il frullatore a immersione. Mentre frullate aggiungete anche un filo d’olio in modo da creare un’emulsione, infine unite un pizzico di pepe e le foglie di basilico spezzettato. Lavorate a crema la ricotta e aggiungete alcune foglioline di origano fresco e una grattata di pepe. Prendete ora una pirofila e ricoprite il fondo con le fette di melanzane (ricordate di eliminare l’aglio), versate alcune cucchiaiate di salsa al pomodoro, un terzo circa della ricotta e una manciata generosa di parmigiano. Proseguite in questo modo fino ad esaurimento degli ingredienti. Ora anzichè mettere in forno le vostre melanzane alla parmigiane mettetele in frigo per circa 30 minuti, in modo da permettere ai sapori e profumi dei vari ingredienti di amalgamarsi. La ricetta
  • 4
    Cacio e pepe rivisitata – da “Il cucchiaio d'argento”
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    La pasta cacio e pepe fa parte dell'antica tradizione culinaria romanesca. La ricetta originaria prevede l'utilizzo di pochissimi ingredienti: spaghetti, pecorino romano, pepe e sale. Come per la carbonara, anche per questo piatto esistono molteplici varianti. In questa rivisitazione vengono usati tre tipi diversi di pepe, Parmigiano Reggiano, latte e maizena.
    Ingredienti (per 4 persone): 240 g di spaghetti, 10 g di maizena, sale, olio, latte, pepe nero, pepe rosa, pepe verde, 150 g di Parmigiano Reggiano 36 mesi. Preparazione: Nella casseruolina metti due cucchiaini rasi di maizena, già diluiti energicamente in poco latte. Aggiungi un cucchiaio d'olio e fai scaldare, mescolando. Quando inizia a rapprendersi, aggiungi latte e sale. Dovrà cuocere 10/15 minuti: poi potrai prelevare dal fuoco, addizionare con la copiosa dose di Parmigiano Reggiano grattuggiato e rimettere al fuoco. La salsa non deve risultare troppo densa e dev'essere priva di grumi: se necessario quindi puoi spazzolare con il minipimer , ottenendo così una bella vellutata. Un mestolo d'acqua di cottura - che nel frattempo hai messo a scaldare - alleggerisce ulteriormente. Cuoci gli spaghetti solo per metà: prelevali dall'acqua di cottura e immettili in una padella grande, assieme alla salsa. Li finirai a fiamma reboante, allungando come fai con il risotto. Due momenti delicati: il primo, che la pasta ha un momento ideale di cottura molto preciso, circa un minuto prima del dente perfetto. In questo modo infatti continuerà a cuocere e perverrà a durezza perfetta già composta nel piatto. Il secondo, che lo spaghettoro tira tantissima acqua, e se non vuoi che ti resti un monticchio di pasta collosa devi tenere molto all'onda. Impagina aiutandoti con un forchettone e un mestolo grande: irrora con la salsa che rimane sul fondo della padella. Spolverizza con il misto dei tre pepi: rosa, verde e nero di Sarawak che avrai pestato al momento. La ricetta
  • 5
    Passatelli asciutti – da “Giallo Zafferano”
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    I passatelli sono filoncini di pasta tipici dell'Emilia Romagna, fatti con uova, pangrattato e parmigiano, cotti di solito in un buon brodo di carne preparato in casa. In questa rivisitazione, invece, la pasta si mangia asciutta.
    Ingredienti (dosi per 4 persone): 120 g Pangrattato, noce moscata q.b., 120 g Parmigiano Reggiano, sale fino q.b., burro 75 g, 170 g uova (circa 3), 1 scorza di limone, 1,5 l brodo di carne. Nota: più di due ore di riposo. Procedimento: Per preparare i passatelli asciutti iniziate a preparare il brodo di carne. Nel frattempo che cuoce occupatevi di preparare l'impasto dei vostri passatelli. Per prima cosa grattugiate la scorza di mezzo limone, poi rompete e sbattete le uova in una ciotolina. In una ciotola più grande unite poi il pangrattato e il Parmigiano; aggiungete la scorza del mezzo limone e un'abbondante grattugiata di noce moscata. Unite anche le uova e amalgamate il tutto, potete utilizzare una spatola o impastare a mano fino ad ottenere un panetto omogeneo ed elastico. Se dovesse risultare troppo duro aggiungete un po' di brodo, al contrario se dovesse risultare troppo umido unite ancora un pò di pangrattato. Avvolgete il panetto all'interno della pellicola per alimenti e lasciatelo riposare per almeno 2 ore a temperatura ambiente. Una volta che l'impasto avrà riposato togliete la pellicola dal panetto e sistematelo su una spianatoia leggermente infarinata, spolverizzate anche la superficie con un po’ di farina e poi formate i passatelli aiutandovi con il tipico ferro . Per ottenerli dovrete schiacciare e trascinare nello stesso tempo , in questo modo l’impasto allungato fuoriuscirà dai fori. Dopodiché staccateli man a mano aiutandovi con una lama e tagliateli a 4 cm di lunghezza, e sistemateli su un piano o un vassoio leggermente infarinato. Terminate così tutto l'impasto. A questo punto filtrate il brodo e mantenetelo al caldo; poi occupatevi del condimento. Tagliate il prosciutto crudo a listarelle larghe circa 1 cm, versate il burro in un tegame, attendete che sia completamente fuso e unite le listarelle di prosciutto. Saltate il prosciutto per un paio di minuti a fiamma vivace, poi unite un mestolo di brodo, ancora un pò di scorza di limone e spegnete il fuoco. Cuocete pochi passatelli per volta nel brodo bollente fino a che non saliranno a galla. A questo punto utilizzando una schiumarola estraeteli dal brodo e versateli direttamente nel tegame con il condimento a base di prosciutto. Ultimate la cottura dei passatelli e man mano mescolate per amalgamarli al condimento. Unite un altro mestolo di brodo, saltate i passatelli per 1-2 minuti e impiattate. Aggiungete ancora un pò di scorza di limone su ogni piatto e servite i vostri passatelli asciutti ancora caldi. La ricetta
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martedì 3 gennaio 2017

Baccalà con Peperoni cruschi di Senise IGP

Ingredienti: 
• 700 gr di baccalà
• 200 gr di peperoni "cruschi" (secchi) di Senise IGP
• 2 cucchiai di prezzemolo tritato
• 1/2 bicchiere di olio extravergine di oliva
Preparazione
1. Mettere in ammollo il baccalà per almeno un paio di giorni prima della preparazione del piatto in modo tale da eliminare tutto il sale in eccesso. (Il primo giorno non cambiare l'acqua, il secondo giorno cambiarla 2-3 volte)

2. Immergete il baccalà in una casseruola colma di acqua fredda e porre il tutto sul fuoco a fiamma moderata.

3. Quando l'acqua è vicina a l'ebollizione coprire il recipiente, abbassare il fuoco e continuare la cottura a leggero bollore per 8 minuti.

4. Sgocciolare il baccalà, tagliarlo in vari pezzi di media grandezza, deliscarli, sfilettarli e disporli in un piatto da portata.

5. In una padella scaldare bene l'olio extravergine di oliva dopodiché ritirarla dal fuoco e aggiungere i peperoni secchi divisi a pezzetti e privati dei semi. In breve tempo l'olio bollente li renderà croccanti.

6. Versare l'olio e i peperoni sul baccalà, cospargere il tutto con prezzemolo tritato finissimo e servire.


Buon appetito.

domenica 27 novembre 2016

Novembre, tempo di bagna cauda: non fatevi scappare i topinambur


su "lastampa.it" del 26 Novembre 2016

Siamo a fine novembre, scriviamo queste righe da un Piemonte falcidiato dal maltempo e non possiamo non pensare ai danni, ai rischi corsi, ai problemi che avranno tanti cittadini e tanti amici agricoltori. Ci saranno inevitabili ripercussioni sulle produzioni, ma le capiremo e proveremo sulla nostra pelle di consumatori solo nei prossimi mesi. Mentre manifestiamo tutta la nostra solidarietà ai colpiti dagli eventi alluvionali, ci è d’obbligo concentrarci sui mercati e, visto il tempo, invitiamo al convivio casalingo, magari con una piemontesissima bagna cauda.  

Per restare in Piemonte, alla bagna cauda e ai mercati locali, novembre è il mese in cui si iniziano a commercializzare i buonissimi topinambur, perfetti con la salsa a base di aglio e acciughe. Come il girasole, il topinambur appartiene alla famiglia delle asteracee e, come la patata, approdò in Europa in seguito alla scoperta delle Americhe. La pianta, molto rustica, genera fiori gialli in primavera, ma è proprio adesso che si raccoglie la sua parte edule, quella sotterranea, perché bisogna attendere il suo completo essiccamento. Soprattutto nel caso degli esemplari selvatici, questi tuberi hanno un gusto che ricorda quello del carciofo. Non è dunque un caso che, intorno al 1600, quando era presente nella collezione del Giardino Farnese di Roma, il topinambur era chiamato girasole articocco. 

Da Roma finì in Inghilterra, dove diventò jerusalem artichocke, il carciofo di Gerusalemme. Il nome topinambur – simile in francese, spagnolo e portoghese – invece forse si deve al nome di una tribù d’indiani nordamericani, i Tupinambàs: leggenda o realtà? In Piemonte sono i ciapinabò, mentre i nomi usati altrove testimoniano comunque una sua buona diffusione in Italia: pera di terra, tartufo dei poveri, tartufo di canna, tartufala bastarda, patata americana o carciofo del Canada. Non costa mai caro e si adatta bene a tutte le preparazioni culinarie dedicate alle patate. Può essere lessato, tagliato a fettine e fritto, gratinato con burro e formaggio o mescolato a uova battute in sformati. È ottimo assieme alle carni più grasse, perché si insaporisce di più. Ma via, in onore al nostro Piemonte che negli ultimi giorni è stato in difficoltà, questo fine settimana cuciniamo una bella bagna cauda, facciamolo pure in tutta Italia, accompagnandola ai ciapinabò e ad altri meravigliosi frutti di questa stagione.  

lunedì 14 novembre 2016

I segreti della parmigiana di melanzane

Le origini, la tradizione, il segreto, la composizione: le quattro caratteristiche della ricetta la cui paternità è contesa da Campania e Sicilia

SALVO CAGNAZZO (NEXTA)


ORIGINI – A contendersi la paternità della ricetta della parmigiana di melanzane (o melanzane alla parmigiana) sono Sicilia e Campania. Ma ci sono delle differenze nella ricetta. Nella prima regione si preferisce caciocavallo e pecorino, mentre in Campania fior di latte o provola affumicata. Le prime fonti di questo piatto risalgono al libro Cucina teorico pratica di Cavalcanti, scritto nel 1837.

LA TRADIZIONE – Il procedimento è semplice, quasi elementare: tagliare a fette le melanzane, friggerle, alternarle a strati con salsa di pomodoro, formaggio e basilico. Le varianti sono molte e una delle ricette più autorevoli è di Jeanne Caròla Francesconi. Suo è il consiglio della salsa ottenuta con uova sbattute e salsa di pomodoro per ogni strato di melanzane. Il problema di questo piatto è però nel gusto e nella consistenza.

IL SEGRETO – Si rischia, infatti, di avere troppo liquido nel piatto. In questo modo il sapore si perde, si annacqua, un disastro. Innanzitutto meglio comprare le melanzane, oblunghe, dell’orto e non quelle di coltivazione da serra. Queste ultime sembra contengano più acqua. Diverse le scuole di pensiero sull’olio da usare: noi consigliamo l’olio extravergine d’oliva, più leggero possibile. Qualsiasi formaggio usiate, fate attenzione ad asciugarlo per bene, ma non troppo. Il sugo deve essere né troppo liquido né troppo concentrato. E asciugate le melanzane dall’olio in eccesso.

IL CONTORNO PERFETTO – La parmigiana è un piatto ben bilanciato, e ciascun sapore non deve coprire l’altro. Meglio quindi la semplicità. Attenzione comunque durante la composizione: leggero strato di sugo sul fondo, melanzane sovrapposte a mo’ di persiana, sugo e formaggio. Per tre volte. Magari con delle foglie di basilico in cima.

domenica 16 ottobre 2016

Allarme a tavola, dalle nocciole turche al pesce spagnolo: la lista nera dei cibi pericolosi



Nocciole turche e peperoncino indiano fra i cibi più pericolosi
di Luisa Mosello
Una tavola sempre più a rischio. Con una sfilza di portate che invece di nutrire in maniera sana rischiano seriamente di fare gravi danni alla nostra salute. Dalle nocciole turche alle arachidi dalla Cina inquinate da aflatossine cancerogene. Fino alle spezie dall’India, come il peperoncino contaminato da pesticidi oltre i limiti. Insomma è allarme.Da non sottovalutare. Soprattuto da parte di milioni regolarmente, che abbinano ingredienti italiani con prodotti provenienti da altri paesi, come dei 9,7 milioni di italiani che regolarmente abbinano ingredienti locali con prodotti provenienti dall'estero. Come la curcuma originaria dell’India o le bacche di goji, i fagioli azuchi e lo zenzero in gran parte di provenienza cinese.

 Per comprendere la portata dei rischi basta scorrere la Classifica dei cibipiù pericolosi presentata da Coldiretti al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio ed elaborato sulla base del Rapporto del Ministero della Salute sui sistema di allerta europeo. Si tratta di una lista ben precisa che registra gli allarmi per rischi alimentari verificati a causa di residui chimici, micotossine, metalli pesanti, contaminanti microbiologici, diossine o additivi e coloranti nel 2015.

E già si parla di "invasione" visto l'aumento in maniera esponenziale delle percentuali di prodotti pericolosi importati nel nostro Pese : si va dal +141 per cento di arachidi cinesi al 60 per cento di peperoni turchi
arrivati in Italia solo lo scorso anno.

Dopo la frutta secca proveniente da Turchia e Cina e le spezie indiane a contare un alto numero di allarmi il pesce proveniente dalla Spagna (per contenuti fuori norma di metalli pesanti per tonno e pesce spada). Segnalati anche  i pistacchi che sbarcano dagli Usa per la presenza
di aflatossine cancerogene. Fuori classifica oltre il decimo posto non mancano i formaggi francesi con contaminazioni microbiologiche, i prodotti alimentari con vendita non autorizzati da parte degli Stati Uniti e il pollame con contaminazioni.

LA LISTA NERA DEI CIBI PIU’ PERICOLOSI                                
1)    Frutta secca proveniente dalla Turchia (nocciole)                aflatossine oltre i limiti

2)    Frutta secca proveniente dalla Cina (arachidi)                      aflatossine oltre i limiti

3)    Erbe officinali e spezie dall’India (peperoncino)                    microbiologici/pesticidi oltre i limiti

4)    Pesce proveniente dalla Spagna (tonno/pesce spada)         metalli pesanti in eccesso

5)    Frutta e verdura dalla Turchia (fichi secchi/peperoni)           aflatossine e pesticidi oltre i limiti

6)    Frutta secca proveniente dall’India (semi di sesamo)           contaminazione salmonella

7)    Frutta secca proveniente dall’Iran (pistacchi)                        aflatossine oltre i limiti

8)    Frutta e verdura da Egitto (olive e fragole)                            pesticidi oltre i limiti

9)    Frutta secca proveniente dagli Stati Uniti (pistacchi)                        aflatossine oltre i limiti

10) Pesce proveniente dal Vietnam (pangasio)                           metalli pesanti in eccesso

11)  Erbe e spezie dalla Cina (paprika/peperoncino)                   microbiologici/pesticidi oltre i limiti

12) Latte proveniente dalla Francia (formaggi)                           contaminazioni microbiologiche

13) Novel food proveniente dagli Stati Uniti                                sostanze non autorizzate

14) Pollame proveniente dalla Polonia                                        contaminazioni microbiologiche

15) Frutta e verdura proveniente dalla Cina (broccoli/funghi)     pesticidi oltre i limiti

lunedì 10 ottobre 2016

La dieta mediterranea "salva" il cuore dei cardiopatici. I risultati della ricerca finanziata dalla Fondazione Veronesi

 |  Di Fabio Di Todaro

Che la dieta mediterranea sia uno dei pilastri per mantenere un buono stato di salute,prevenire diverse malattie e assicurarsi una vita più longeva era noto. Ma pochi studi avevano finora indagato il ruolo del modello alimentare mediterraneo applicato ai pazienti affetti da malattie cardiovascolari. La lacuna è stata colmata dai ricercatori dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), che sono giunti a una conclusione significativa. «Abbiamo scoperto che tra chi segue una dieta ricca di alimenti di origine vegetale, con un apporto contenuto di prodotti di origine animale, i tassi di mortalità per qualsiasi causa sono ridotti del 37 per cento», afferma Giovanni De Gaetano, responsabile del dipartimento di epidemiologia e prevenzione, che ha presentato gli esiti della ricerca durante l’ultimo congresso della Società Europea di Cardiologia, assieme alla ricercatrice Maria Laura Bonaccio, finanziata dalla Fondazione Umberto Veronesi.
PROTETTI DALLA DIETA MEDITERRANEA - Nello studio, che è una costola del più grande trial Moli-Sani, partito nel 2005 per conoscere i fattori ambientali e genetici alla base delle malattie cardiovascolari e dei tumori, i ricercatori hanno arruolato 1.197 individui con età media pari a 67 anni e con una storia di malattia cardiaca (malattie coronariche ed eventi cerebrovascolari, come gli ictus). I dati sulla dieta sono stati tratti dai questionari alimentari, mentre l’aderenza alla dieta mediterranea è stata valutata attraverso uno specifico score che assegna un punteggio compreso tra 0 e 9. Tanto più i consumi sono conformi alla dieta mediterranea, così come era stata studiata da Ancel Keys, tanto più il punteggio è alto. Durante il periodo di follow-up, durato sette anni e mezzo, si sono verificati 208 decessi. Ma confrontando i dati con il tipo di dieta seguita, s’è notato che l’incremento di due punti nello score era associato a una diminuzione del rischio di morte del 21 per cento in media, mentre la maggiore aderenza alla dieta mediterranea abbassava il rischio del 37 per cento.
FRUTTA E VERDURA FANNO LA DIFFERENZA - Isolando i singoli elementi è stato possibile calcolare il «peso» degli elementi protettivi. È così emerso che l’apporto di vegetali influisce per il 26 per cento, mentre il pesce garantisce un beneficio quantificabile in una riduzione del rischio di morte pari al 23 per cento. Seguono l’assunzione di frutta e noci (- 13,4 per cento) e un elevato apporto di acidi grassi monoinsaturi e saturi (-12,9 per cento). I risultati dell’indagine sono stati tratti dopo aver escluso alcuni fattori che avrebbero potuto condizionare il decorso della malattia, inizialmente presente in tutte le persone coinvolte: come l’età, il sesso, l’introito calorico, il livello di attività fisica, l’abitudine al fumo, l’ipertensione, la presenza di elevati livelli di colesterolo nel sangue e una precedente diagnosi di diabete. Come precisato dallo stesso Gaetano, «si tratta dei risultati di uno studio osservazionale, che non ci permette dunque di dire nulla in merito ai rapporti di causa ed effetto». Restano dunque da indagare i meccanismi che rendono la dieta mediterranea un fattore protettivo. «Ma non possiamo escludere che alcuni composti apportati dagli alimenti di origine vegetale riducano lo stato infiammatorio e contribuiscano in questo modo a ridurre i tassi di mortalità per tutte le cause», chiosa lo specialista.
Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul sito della Fondazione Veronesi
Per approfondire vai su www.fondazioneveronesi.it
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