domenica 2 novembre 2014

I 10 cibi ricchi di cromo che aiutano a perdere peso




Ma perchè il cromo è così importante per la perdita di peso?
Il cromo aiuta la regolazione del livello degli zuccheri nel sangue, migliora quindi la sensibilità all'insulina per cui è particolarmente importante per chi soffre di diabete o deve dimagrire.
Le persone anziane hanno difficoltà ad assumere il cromo dal cibo ed inoltre l'alimentazione di oggi che prevede il consumo di cibi trasformati spesso è alla base della carenza di questo minerale.
Il cromo non viene prodotto dall'organismo, occorre quindi assumerlo o attraverso integratori o con l'alimentazione.
    Ecco 10 cibi ricchi di cromo da portare in tavola e che aiutano la perdita di peso
  1. Lievito di birra - rappresenta una delle fonti più ricche di cromo e ne basta un cucchiaio aggiunto magari ai cereali del mattino per ottenere fino a 15 mcg di cromo, la metà del fabbisogno giornaliero.
  2. Broccoli - una tazza fornisce la metà del fabbisogno giornaliero di cromo raccomandato, ma è meglio che i broccoli siano cotti a vapore per non disperdere il loro patrimonio nutrizionale.
  3. Patate dolci - hanno un contenuto nutrizionale più elevato delle patate tradizionali e oltre che una buona fonte di cromo contengono anche selenio, provitamina A e una serie di antiossidanti.
  4. Cereali integrali - contengono un buon quantitativo di cromo al contrario di quelliraffinati in quanto la raffinazione ne riduce il contenuto.
  5. Carne e pesce - buone fonti di cromo sono pollo, tacchino, manzo e fegato. I frutti di mare poi sono ricchissimi di questo minerale.
  6. Succo d'uva - per una sola tazza apporta ben 8 mcg di cromo.
  7. Pepe nero - 2 cucchiaini forniscono 0,93 mcg di cromo.
  8. Orzo - cereale dalle molteplici proprietà nutrizionali apporta ben 8,16 mcg di cromo per tazza.
  9. Avena - molto versatile può essere usata sotto forma di fiocchi per la colazione, come farina o come cereale. Fornisce 5,38 mcg di cromo per tazza.
  10. Verdure cotte e crude - contengono quantità non trascurabili di cromo come la lattuga romana che per 2 tazze ne fornisce 1,25 mcg. Tuttavia le verdure cotte andrebbero preparate con metodi di cottura che non prevedono il lesso. Cuocere in acqua disperderebbe buone quantità di cromo e altri nutrienti.
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venerdì 31 ottobre 2014

«Qui meglio di Pietrasanta» La profezia di chef Berti

Il giovane cuoco ha aperto lo Steak Burger Gourmet in via Cavour «Prima di aprire ho commissionato uno studio di marketing sul centro»


MASSA. «Massa supererà Pietrasanta come flusso di gente». È questa la motivazione che ha spinto lo chef montignosino, Daniele Berti, ad aprire il suo nuovo locale nel centro storico. È “Steak Burger Gourmet”, ristorante specializzato in secondi piatti, con cibo sano e certificato, carne selezionata, frutta e verdura nostrale, pane artigianale con farina biologica, vini e birra a chilometro zero.
Non è un caso infatti che lui stesso si autodefinisca “l’artigiano del gusto”: ama la cucina sana, elaborata e creativa. Ma allo stesso è uno pragmatico, uno che studia il trend di mercato e segue la domanda. L’apertura dell’attività in via Cavour non è quindi un caso. Prima di aprire ha commissionato uno studio di marketing a un’azienda di Milano per fare previsioni di occupazione, ossia quanta gente passerà dal centro storico massese nei prossimi anni.
Sono state studiate: Pietrasanta, Sarzana, Massa, La Spezia e Pisa. Ebbene: Massa, stando allo studio, supererà le prime due, che invece vedranno un calo del flusso di gente nei prossimi cinque anni.
«Mi avevano consigliato di aprire a Pisa – racconta – ma alla fine ho optato per Massa perché è pur sempre la mia città». Dopo periodi di formazione a Los Angeles, la specializzazione all’Istituto Superiore di Arti Culinarie Etoile di Tuscania e diverse esperienze in giro per l’Italia, Berti ha quindi deciso di aprire il ristorante nel cuore del centro storico massese - mantenendo il parallelo lavoro come Personal Chef. Il pragmatismo è il filo conduttore anche della sua cucina: di qualità ma con prezzi commerciali.
«Siamo partiti dal prezzo e a ritroso abbiamo creato il menù», spiega. Le sue carni vengono tutte dalla Valdichiana, dove seleziona le bestie dai piccoli allevatori di fiducia. Importante poi il tipo di cottura: rigorosamente a bassa temperatura - le costine di manzo ad esempio devono cuocere a 61 gradi per 36 ore- in modo da garantire carni morbide e più buone. Abbina poi verdura locale, vini toscani e birra artigianale, anche quella a “chilometro Toscana”.
C’è anche la cola, rigorosamente naturale. Un occhio di riguardo anche per i vegani con hamburger senza derivati animali, con prodotti non trattati e sfiziose salse fatte in casa.
Stesso discorso vale per il pane, autoprodotto con farina biologica, che poi è – secondo lo chef - «quello che fa la differenza in cucina. Il pane prodotto con farina non trattata è molto più leggero e sano, se poi viene abbinato a carne selezionata con salse fatte in casa, come le nostre, un hamburger risulterà un piatto leggero».
Il leitmotiv della cucina di Berti è quindi l’accurata ricerca del prodotto sano e di qualità, senza che questo comporti un’impennata dei prezzi.

«Volevo proporre piatti poveri toscani: – spiega – sani ma commerciabili. È in questa logica che non faccio pagare il coperto». Aperto da qualche mese ha già un nutrito giro di clienti. Da qualche giorno, all’apertura sera ha aggiunto il pranzo e a novembre arriveranno anche le zuppe, rigorosamente naturali.

sabato 27 settembre 2014

10 errori a tavola che non ti aspetti: dall'abbinare il parmigiano alla rucola a cuocere i peperoni (FOTO)


http://www.huffingtonpost.it/2014/09/25/10-errori-a-tavola-che-non-ti-aspetti_n_5882426.html?utm_hp_ref=mostpopular

Pubblicato: Aggiornato: 
ERRORI


Pensi di saper tutto in fatto di alimentazione sana? Attenzione, potresti fare – più spesso di quel che credi – piccoli errori che mandano all’aria tutti gli sforzi. Non è solo la scelta dell’alimento (un’insalata piuttosto che un piatto di patate fritte) ad incidere sul bilancio di uno stile alimentare corretto: anche il metodo di cottura o di preparazione del cibo conta, e non poco. Lo spiega Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo all'Università La Sapienza di Roma: “La scelta della materia prima è importante, ma anche la preparazione, la cura dell’alimento hanno importanza. Ci sono regole da rispettare che vanno al di là della scelta alimentare in sé.
L’esempio più comune è quello del mangiare troppo in fretta. Ma ci sono altri errori che commettiamo pensando di fare la cosa giusta”. Attenzione allora anche agli abbinamenti in tavola. Sicuri che quel piattino di rucola e parmigiano sia buono dal punto di vista nutrizionale? E se invece avete scelto di fare uno strappo alla regola e andare al fast food, sapete come bilanciare il surplus calorico? Basta scegliere la bibita giusta per proteggersi un po’ dagli effetti negativi dei fritti. Insieme all’esperto, Luca Piretta, abbiamo raccolto dieci errori molto comuni, ve li sveliamo in gallery.

martedì 23 settembre 2014

Succo di Limone: un sorprendente toccasana Le straordinarie proprietà di un rimedio naturale decisamente low cost. Ecco i dettagli

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Succo di Limone
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Succo di Limone
Iniziare la giornata con una tazza di acqua calda e succo di limone, è un metodo semplice ed efficace per ritrovare benessere e salute. Il limone, infatti, non è solo un alimento, ma un vero e proprio farmaco naturale.

Per godere al massimo delle proprietà di questo frutto gli esperti consigliano di bere un bicchiere di acqua tiepida con limone, ogni mattina a digiuno. Infatti, il succo costituisce circa il 30% del peso del frutto e contiene: dal 6 al 8% di acido citrico, citrati di calcio e potassio, sali minerali e oligoelementi quali ferro, fosforo, manganese e rame, grandi quantità di vitamina B1, B2 e B3, carotene, vitamina A, vitamina C e vitamina P.

Tra le mille proprietà del limone, la principale è quella di equilibrare e regolarizzare il metabolismo ed in particolare le funzioni digestive. Ciò rende particolarmente indicata la sua assunzione durante periodi di dieta alimentare e nei periodi di disintossicazione. Inoltre, la presenza di acido citrico lo rende utile contro la litiasi biliare ed in caso di forme leggere di intossicazione. Insomma, un vero e proprio toccasana per gli stati di acidosi e di iperacidità gastrica.

Ma non solo, una “buona” spremuta di limone sembra essere capace di rafforzare il sistema immunitario, prevenendo i raffreddori e stimolando le funzioni del cervello e dei nervi. Inoltre, la prodigiosa bevanda, è in grado di bilanciare il pH e di incentivare la perdita di peso grazie alla pectina contenuta nel suo succo.

Tuttavia, il salutare frutto stimola anche la digestione, aiutando il tratto gastrointestinale e creando un ambiente alcalino favorevole al benessere dell'intero organismo. Le vitamine ed i sali minerali contenuti  nel limone riducono, infatti, le tossine dell'apparato digerente. Inoltre, la suddetta spremuta sembra essere incredibilmente efficace anche contro gli inestetismi della pelle, dalle rughe alle macchie. Infine, le sue virtù diuretiche agevolano i processi di dimagrimento e disintossicazione, facilitando la missione quotidiana del fegato.

venerdì 19 settembre 2014

Ipertensione: e se lo zucchero facesse peggio del sale?

Salute Una scoperta che forse rivoluzionerà l'approccio medico

da "ilGiornale.it"

Una ricerca americana ridimensiona il ruolo del sodio sull'aumento della pressione sanguigna: il vero nemico sarebbe lo zucchero, che stimolando l'ipotalamo accelera il battito cardiaco

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Ipertensione: e se lo zucchero facesse peggio del sale?Thinstock
15-set L'ipertensione è una condizione per cui la pressione sanguigna all'interno delle arterie coinvolte nella circolazione sistemica risulta troppo elevata. Tale situazione, che oggigiorno costituisce la principale causa di mortalità cardiovascolare, comporta un sovraccarico ai danni del cuore, e conseguente aumento delle probabilità di patologie gravi quali ictus, infarto del miocardio ed aneurisma. Sebbene l'ipertensione richieda la maggior parte delle volte una terapia farmacologica a base di principi attivi che abbassino la pressione arteriosa, spesso il cambio di stile di vita può risultare altrettanto decisivo per evitare complicazioni: ai pazienti che ne soffrono viene consigliato di svolgere esercizio fisico quotidiano, diminuire il peso, evitare l'assunzione di alcolici e adottare una dieta povera di sodio.

Questo significa, dunque, limitare l'utilizzo del sale da cucina a tavola. Ma nonostante diversi trials clinici siano concordi nell'affermare la correlazione tra eccesso di sodio e comparsa di ipertensione, uno studio recente comparso sull'American Journal of Cardiology mette in dubbio tale assodato legame. Secondo i ricercatori del Saint Luke's Mid American Heart Institute di Kansas City, infatti, il vero nemico non sarebbe il sale, bensì lo zucchero.

Questo è il risultato della sperimentazione a stelle e strisce, che ha comportato l'analisi dei valori riguardanti circa 9000 donne che hanno partecipato ad uno studio francese. La ricerca americana punta il dito contro lo zucchero, capace di stimolare l'ipotalamo, area del cervello la cui sollecitazione provoca appunto un aumento del battito cardiaco e, di conseguenza, della pressione sanguigna. In particolare, ciò che gli scienziati del Saint Luke's giudicano estremamente dannoso sono le bibite gasate che, oramai, siamo abituati a consumare in grandi quantità: tali bevande zuccherine causano forti sbalzi di pressione, uno dei principali motivi per cui sopraggiunge un rischio maggiore di infarto del miocardio.

Dunque secondo questa sperimentazione il consumo di alimenti dolci è connesso all'insorgenza di ipertensione in maniera notevolmente maggiore rispetto a quelli salati: anzi, anche il divieto di consumare questi ultimi in caso di pressione alta, cosa che rappresenta come detto in precedenza la prassi utilizzata in questi casi, peggiorerebbe la situazione, in quanto avrebbe come diretta conseguenza un aumento dell'assunzione di cibi processati con zuccheri aggiunti e raffinati, gli stessi che provocano obesità e diabete. Una conclusione su cui la comunità scientifica si è comunque divisa: il professor Graham McGregor, della Queen Mary University of London, ha affermato che occorreranno maggiori sperimentazioni per confermare l'ipotesi dei ricercatori americani, dunque è ancora presto per stravolgere l'approccio medico al problema dell'ipertensione, condizione che oggigiorno rappresenta il principale fattore di rischio di decesso prevenibile in tutto il mondo. 
Pubblicato il: 15-09-2014
Di: 
FONTE : American Journal of Cardiology, Saint Luke's Mid American Heart Institute
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martedì 16 settembre 2014

The Future of Science 2014, Maria Benedetta Donati: "Tradiamo la dieta mediterranea, per questo ci ammaliamo di più"

Serena Zoli x HUFFINGTON POST.IT


DIETA

Che fa bene lo sappiamo. Ma non quanto lo fa. Che sia originata da noi e che tutto il mondo cerchi di adottarla ci inorgoglisce. Dal 2011, poi, il nostro autocompiacimento ha compiuto un gran balzo quando l’Unesco l’ha dichiarata “Patrimonio immateriale dell’umanità”. Eppure la stiamo tradendo. Sulle nostre tavole italiane avanzano altri modelli di alimentazione, proprio quelli che sono sotto accusa in America e altrove.
Parliamo della Dieta mediterranea, quella che viene simboleggiata con una piramide che, via via che si restringe, restringe lo spazio da dare nei nostri menù a questo o quel cibo. In vetta, la carne rossa. "Probabilmente era giusto come una volta, mangiarla solo la domenica o i giorni di festa", commenta la professoressa Maria Benedetta Donati, del Dipartimento di epidemiologia e prevenzione dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), nel Molise.
E’ lei che porterà a Venezia alla Conferenza mondiale “Sradicare la fame" (18-20 settembre) le prove del nostro “tradimento” e dei danni alla salute conseguenti a questo abbandono con uno studio condotto su 25mila volontari della sua regione (perciò, con ironia, ha battezzato la ricerca “dei Moli-sani”). E lo farà proprio mentre riporterà all’attenzione gli ambiti e le malattie per i quali è meno nota l’importante azione di contrasto della dieta “all’olio d’oliva”: tumori e malattie degenerative del cervello.
"E’ una copertura a tutto tondo quella procurata dalla Dieta mediterranea – ribadisce la Donati, - ed è fors’anche riduttivo chiamarla “dieta”. Fondamentale è abbinarvi il movimento, l’attività fisica. Un tempo da noi la fatica la facevano in tanti. Diciamo che si tratta di una tradizione culturale del Sud Europa e che è molto di più della somma dei vantaggi portati dai singoli alimenti. Ecco, è un’orchestra".
Forse è meglio cominciare dall’inizio, almeno per cenni. Di quell’orchestra colse il suono per la prima volta, durante la seconda guerra mondiale, tra Calabria e Campania un biologo statunitense venuto al seguito delle truppe. Ancel Keys fu colpito dalle basse percentuali, in quelle zone, di malati e morti per problemi cardiovascolari e gastrointestinali. Lì ebbe la prima intuizione che la radice stesse nello stile di vita nel sud d’Italia, ipotesi che confermò con decenni di studi e allargò a tutta l’area del Mediterraneo (e ne poté godere tanto egli stesso che, trapiantatosi per 20 anni a Pioppi, nel Cilento, è morto nel 2004 alle soglie dei 101 anni!).
E adesso che succede? Nello studio condotto tra 2005 e 2010 il gruppo della Donati ha constatato che è in atto un progressivo allontanamento: le persone sopra i 60 anni risultano più fedeli alla Dieta mediterranea dei giovani, che i volontari esaminati in anni recenti sono meno ligi di quelli incontrati all’inizio dello studio, che la “disaffezione” ha creato diffusi problemi di salute, in particolare tra i diabetici presi in esame come gruppo specifico.
Sorprende un altro dato: il maggiore abbandono constatato tra 2007 e 2010, la professoressa Donati lo collega alla crisi economica. Ma come mai? Non erano ricchi i meridionali osservati da Keys, come fa la Dieta mediterranea a essere una questione di soldi? "Sì, non era costosa – osserva la studiosa – ma lo è diventata forse. Intanto fa prevalere nettamente il pesce sulla carne, raccomanda molta frutta e verdura che se non si abita in campagna e la si trova a chilometro zero, costa, poi predilige i cibi freschi o surgelati, e non in scatola che costano meno ma hanno troppo sale. Inoltre, a supporto di questa ipotesi si è visto che i soggetti con minor reddito presentavano, accanto alla minore adesione alla Dieta, un maggior tasso di obesità. Abbiamo dunque avuto questo riscontro metabolico. E l’obesità è la vera epidemia della nostra epoca, anche nei bambini. Rischiosa per inferto e ictus".
Si è registrato, nello studio Moli-sani, pure un aumentato rischio di diabete, ma non solo: anche un’aumentata mortalità a causa di questa malattia. Escono ribaditi da questa ricerca i benefici di prevenzione meno noti “regalati” dalla Dieta mediterranea. Parlando alla Fondazione Cini nell’annuale Conferenza di “The Future of Science” organizzata dalle Fondazioni Umberto Veronesi, Giorgio Cini e Silvio Tronchetti Provera, Maria Benedetto Donati ne riassumerà così i meriti: "E’ protettiva nei confronti dei tumori ormono-dipendenti, vale a dire della prostata nell’uomo, di seno, utero, ovaio nella donna. Dati più recenti hanno portato in evidenza anche vantaggi per la salute mentale: mangiare “mediterraneo” aiuta a prevenire malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson".
Dinanzi a questi dati dobbiamo davvero accusarci di autolesionismo a lasciarci travolgere da altri tipi di alimentazione. "L’attenzione rivolta alla potenziale capacità degli alimenti di prevenire le malattie è un fenomeno relativamente recente", spiega la professoressa Donati. "Il cibo come cura: se ne tratta negli ultimi decenni". Ma la messe raccolta è già notevole.
Ripetiamoli gli elementi base dello “stile di vita”, quasi una panacea, dell’Italia meridionale d’antan: frutta, verdura, pesce, cereali integrali, legumi, frutta secca, vino con moderazione. Carne poca, meglio bianca. "Un’altra insidia che spinge verso il fast food – e non intendo tanto Mc Donald’s quanto i panini, il toast e cibi già pronti", conclude l’esperta, "è il fatto che oggi in famiglia lavorano tutti e non c’è più chi ha tempo di dedicarsi alle lunghe cotture dei cereali, a mondare e bollire le verdure, a mettere a bagno i fagioli tot ore prima.. E’ tutto uno stile di vita diverso che si va diffondendo. E’ il modello culturale americano".