sabato 8 ottobre 2016

"Pasta Revolution", in un libro la storia del piatto italiano per eccellenza diventato gourmet

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È la pasta la rivoluzione in cucina. Perché? Perché fino a 10 anni fa era impensabile che l’ingrediente per eccellenza della nostra cucina finisse nelle pentole dei grandi chef. Di certo, non è mai mancata sulle tavole degli italiani che amano non solo mangiarla, ma anche discuterne. A esempio: il sale va messo prima che l’acqua arrivi a ebollizione o dopo? Meglio cotta o al dente? Del resto, come scrive Eleonora Cozzella nel suo libro “Pasta Revolution” “è difficile essere semplici”.
“Dimmi che pasta mangi e ti dirò chi sei” è uno dei capitoli, dedicato al formato della pasta, altro grande argomento di dibattito. “Corta o lunga, liscia o rigata, - scrive Cozzella - piccola da brodo o più robusta da sugo, bucata, incava o, al contrario, piena: a ognuna corrisponde un preciso cassetto nell’archivio gustativo, individuale e collettivo. Ogni tipo ha caratteristiche sue, una specifica resistenza alla masticazione e, di conseguenza, il richiamo a un matrimonio speciale con altri ingredienti. Così è la pasta: una e mille”. Sì, per gli italiani, e solo per gli italiani, ogni pasta ha un sapore diverso, anche se è fatta con gli stessi ingredienti. Il motivo è che siamo così abituati a mangiarne che ogni tipo di formato ci evoca un ricordo e, quindi, un sapore.
Scelta la pasta è ora di cucinare. Pentola, acqua e sale. Ma il sale prima o dopo che l’acqua sia bollente? Qual è il giusto grado di cottura? La pasta deve arrivare in tavola fumante o è meglio farla un po’ riposare? Tutti gli italiani si sentono depositari del modo migliore di prepararla, “con un’investitura che viene dalla tradizione familiare: “A casa mia, mamma la faceva così!””.
Per rispondere alla domanda sulla salatura dell’acqua Eleonora Cuzzella ha cercato in rete. Su Google si ottengono 384mila risultati nelle sole pagine italiane. “Ne dibattono tutti – scrive Eleonora - food blogger, cuochi, appassionati, ciascuno con la sua verità. La più popolare è la convinzione che il sale si mette quando l’acqua bolle perché così impiega meno tempo. Il consiglio giusto, casomai, è di mettere il coperchio sulla pentola: l’acqua bollirà in circa il 20% di tempo in meno (una volta buttata la pasta, però, niente coperchio!).
Un altro concetto chiave della pasta è l’essere “al dente”, “così italiano che non esiste all’estero una traduzione per questa parola”. In qualunque situazione conviviale, arrivata la pasta si aprirà il dibattito: “L’avrei scolata due minuti prima, no è giusta così, per me è cruda”. Ecco, si dice al dente nel momento in cui conserva ancora un “nerbo” all’interno, cioè l’anima dura, ma ha perso il nucleo bianco. “Impossibile, insomma, mettere d’accordo una tavolata di ‘mangiaspaghetti’. Una cosa è certa: ci fidiamo più di noi che del minutaggio indicato sulla confezione, non per nulla i minuti che precedono il pasto diventano una grande responsabilità se chi cucina domanda: «Chi assaggia?»”.
Pasta pronta. Ora va servita, e qui si apre una nuova discussione: “Secondo lo storico sommelier Giuseppe Vaccarini – si legge su “Pasta Revolution” - deve essere servita fumante, in un piatto di portata concavo preriscaldato. Ma i giovani cuochi non la pensano così: se la pasta è troppo calda non si sente il gusto del grano”.
A dividere non tanto gli italiani, ma noi rispetto al resto del mondo è infine l’uso del cucchiaio per aiutare la forchetta con gli spaghetti. “Noi diciamo no all’arrotolamento assistito. Ma all’estero, specie negli Stati Uniti, non solo usano il cucchiaio ma credono pure che sia ‘italian style’. E se in effetti un tempo c’era anche in Italia chi lo usava, oggi il cucchiaio è bandito dal piatto di spaghetti e peggio ancora il coltello: “Così scriveva nei primi anni Ottanta anche Miss Manners, alias di Judith Martin, giornalista americana esperta di galateo, nella sua Guida al comportamento estremamente corretto: «Nel mondo civile, nel quale vengono inclusi gli Stati Uniti e l'Italia, non è corretto mangiare gli spaghetti con il cucchiaio. La definizione di “civile” è una società che non considera corretto mangiare gli spaghetti con un cucchiaio”.

Insomma, “Pasta Revolution” è un racconto dell’evoluzione (e la rivoluzione) della pasta, dalle origini allo sviluppo del design e dei formati fino all’arte di inventare nuove ricette. La storia della pasta s’intreccia con le moderne interpretazioni gourmet, con gli aneddoti curiosi, fino a una raccolta di ricette di alcuni grandi chef tra cui Massimo Bottura e Carlo Cracco.

sabato 17 settembre 2016

Dal Sud America e dall'Asia, l'invasione dei superpeperoncini. Settembre è il mese della raccolta

 |  Di Luca Faenzi

Gialli, arancioni, rossi, viola, a fine estate i superpeperoncini sudamericani e asiatici colorano i balconi di moltissimi italiani. Basta infatti un po’ di cura, acqua e sole per veder crescere anche nel terrazzo di casa le varietà più piccanti del mondo: Habanero, Trinidad Moruga, Caroline Reaper, Naga Bhut Jolokia. Settembre è il mese della raccolta.
Fin dall’inizio della primavera i vivai offrono piantine di moltissime varietà alloctone di peperoncini piccanti, mentre molti coltivatori fanno crescere la piantina direttamente dai semi. La produzione in proprio è diventata quasi un fenomeno di massa e si sono affacciati sul mercato centinaia di piccoli produttori che hanno portato i loro superpeperoncini negli scaffali della grande distribuzione.
Dire peperoncino è di sicuro riduttivo: tra razze, modifiche e derivazioni ne esistono infatti oltre 3000 varietà. Le ibridazioni sono infatti molto frequenti e consegnano un panorama vastissimo fatto di colori, forme e differenti piccantezze. A propostio di piccantezza: nel 1912 Wilbur Scoville sviluppò una scala che va da 0 a 16milioni per misurare il contenuto della sostanza responsabile della sensazione piccante: la capsaicina. Per capire di cosa stiamo parlando si consideri che un diavolicchio calabrese, uno dei peperoncini più diffusi in Italia, sviluppa circa 30mila SHU (Scoville Heat Unity), un Habanero 350mila, la varietà Red Savina 855mila, il Naga Moric arriva al milione, Trinidad Moruga sfiora i due e il peperoncino più piccante del mondo, il Carolina Reaper, li supera. A due e mezzo c’è lo spray che la polizia americana usa come arma.
habanero
Tra le varietà più diffuse e coltivate ci sono anche il Rocoto (175mila SHU) simile a una mela in miniatura, lo Scotch Bonnet (350mila SHU) bellissimo peperoncino che prende il suo nome dal tradizionale cappello scozzese a cui somiglia, l’Habanero Chocolate (700mila SHU) caratterizzato da un colore marrone cioccolato.
I superpeperoncini hanno spesso un sentore fruttato molto percepibile, ad esempio in alcuni Habanero dove ricorda il melone e la frutta esotica, ma possono avere anche sfumature di agrume, di ciliegia, o più banalmente di peperone.
La gestione di un superpeperoncino in cucina è molto difficile, basta sbagliare di poco la dose per coprire i sapori del piatto che si sta cucinando. Cosa fare dunque se un amico porta in dono una scorta di piccole bombe colorate alla capsaicina? Una possibilità è quella di partecipare alle sfide che circolano su Youtube e mangiarne uno intero ripresi dalla telecamera per poi contorcersi nel dolore, con gli occhi che lacrimano, il volto paonazzo e il bocca in fiamme; un’altra, più intelligente, è quella cercare di diluire la potenza del peperoncino in salse, composte e marmellate: due Habanero rendono piccantissimo mezzo chilo di salsa al pomodoro per tortillas, un Trinidad Moruga rende quasi intollerabile un chilo di purea di peperoni e pomodori, con mezzo Chocolate si può dare una decisa nota piccante ad un barattolo di composta di cipolle da utilizzare coi formaggi stagionati.
Altre alternative sono gli olii piccanti, che assumono le stesse aromaticità dei peperoncini e dopo qualche giorno sono pronti per essere usati o l’essiccamento, tanto più complicato quanto i peperoncini sono carnosi come ad esempio Habanero e Rocoto. Se invece si vuole avere sempre a disposizione un peperoncino fresco il metodo che altera di meno sapori e consistenze è il congelamento.
La cosa da ricordare sempre è che quando si vuole tagliare, sminuzzare, frullare peperoncini di questa potenza è necessario dotarsi di guanti in lattice e possibilmente di occhiali. Il contatto diretto con una dose così ingente di capsaicina con occhi e mucose potrebbe dare fastidio per giorni.
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martedì 6 settembre 2016

BASTA DIETE! NON PESATEVI PER UN ANNO E SCEGLIETE IL METODO INTUITIVO: MANGIATE SOLO QUANDO AVETE DAVVERO FAME E SMETTETE APPENA SIETE SAZI - PREPARATEVI DA SOLI IL CIBO, FATE GLI ESERCIZI FISICI CHE VI DIVERTONO (E NON VI PUNISCONO) E SOSTITUITE LE PESSIME ABITUDINI CON NUOVI RITI - LA RIPETIZIONE E' LA CHIAVE DEL SUCCESSO

Sandra Aamodt per Daily Mail

la dieta yo yo non funziona maiLA DIETA YO YO NON FUNZIONA MAI
Come quasi tutte le donne, mi sono abbuffata e poi sono morta di fame per gran parte della mia vita adulta, aumentando e calando di peso in continuazione. Poi, a Capodanno, ho preso una decisione: trascorrere un anno senza pesarmi e senza fare diete, esercitandomi ogni giorno e mangiando sano.

Ha funzionato. Non è colpa vostra se riprendete il peso. Nel giro di cinque anni circa il 41% delle persone a dieta riprende il peso perduto. Il cervello fa quello che è predisposto a fare: lottare contro il pericolo potenziale di morire di fame. Ha un modello di peso che difende fieramente, varia da persona a persona, dipende dai geni e dalle esperienze di vita.
il peso non deve diventare ossessioneIL PESO NON DEVE DIVENTARE OSSESSIONE

Se negli anni siete ingrassati, e le successive diete hanno dato come risultato un girovita allargato, il vostro cervello si sarà probabilmente settato su un livello di peso più alto di quello che era stato sognato. Se fate lo yo yo, probabilmente il vostro livello di peso (secondo il cervello) è più alto di quanto dovrebbe. Se agite entro 12 mesi dall’aumento di peso, potete ristabilire il livello più basso, altrimenti il nuovo peso massimo sarà considerato dal cervello il nuovo peso normale. Si può sempre calare però, ed è una buona notizia. 

le pessime abitudini vanno sostituite con le nuoveLE PESSIME ABITUDINI VANNO SOSTITUITE CON LE NUOVE
Il mio consiglio da neuropsichiatra è smettete di fare la dieta e optare per un modo di mangiare intuitivo. E’ semplice: mangiate solo quando siete affamati e smettete quando siete sazi. Non abbiamo più bisogno di accumulare, come facevano i nostri antenati. L’industria alimentare ci tenta e il “junk food”, che ci dà dipendenza e ci fa ingrassare, ma fare la dieta ignorando i segnali di fame che il corpo ci invia, peggiora le cose.
gli esercizi devono piacervi e divertirviGLI ESERCIZI DEVONO PIACERVI E DIVERTIRVI

Non demonizzate il cibo. Imparate a selezionarlo, a mangiarlo in modo soddisfacente e rilassato, così che il peso si stabilizzi e sia quello che il cervello difende. Mangiate tanta verdura, riducete al minimo gli zuccheri, e cucinate il più possibile. La preparazione vi aiuterà a mangiare solo quando ne avete davvero voglia.

vinoVINO
Lo sport non va vissuto come una punizione. Scegliete esercizi utili ma che vi piacciono e vi divertano. Non si tratta solo di bruciare calorie, ma di regolare il metabolismo e liberarsi dallo stress. L’importante è che lo facciate con regolarità. Alcune abitudini alimentari sono facili da abbandonare, basta pensarci due volte. Altre sono dure a morire, e l’unico modo per sostituirle è trovarne di migliori.

DIETA VERDUREDIETA VERDURE
Ad esempio, quando i figli sono a letto, invece di versarvi vino, accendete il bollitore e sorseggiate tè alle erbe. Se siete a cena fuori, sgranocchiare olive al posto del pane. La ripetizione è la chiave. Le nuove abitudini si radicano meglio quando iniziano in un periodo di poco stress: un cervello rilassato ha più capacità di ottenere successi.
dieta mediterraneaDIETA MEDITERRANEAdieteDIETE


lunedì 22 agosto 2016

Lo chef Bruno Barbieri risponde al New York Times: "La ricetta del Ragù alla Bolognese è questa"


 |  Di Nicoletta Moncalero

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Quali sono gli ingredienti per preparare un perfetto ragù alla bolognese?
"Questa è la mia ricetta personale. Io utilizzo 300 g di polpa di manzo. Si possono usare cartella, pancia, fesone di spalla o fusello, l’importante è che sia macinata grossa. Poi 150 g di pancetta di maiale, 50 g di carota gialla, 50 g di costa di sedano, 50 g di cipolla. Servono poi 50 g di doppio concentrato di pomodoro, ½ bicchiere di vino bianco secco, ½ bicchiere di latte intero, poco brodo, olio d’oliva o burro, sale, pepe. Infine un mazzetto aromatico: io lo preparo con salvia, rosmarino, timo e alloro. Nella ricetta del New York Times ci sono pochi passaggi da fare, cose poco poetiche, mentre noi italiani sappiamo bene che per preparare un ragù come si deve serve molta cura".
Il tempo di cottura per un ragù alla bolognese è di almeno due ore. La ricetta del New York Times arriva a stento a mezz’ora. Qual è allora il procedimento corretto?
"Questi sono i passaggi da fare, per non commettere errori e per avere un ragù alla bolognese come si deve. Si scioglie in un tegame la pancetta tagliata prima a dadini e poi tritata fine. Poi si uniscono 3 cucchiai d’olio o 50 g di burro e gli odori tritati fini e si fanno appassire dolcemente. Poi si unisce la carne macinata e si mescola bene con un mestolo facendola rosolare finché non “sfrigola”. Poi si sala leggermente la carne e si aggiunge il pepe, si bagna con il vino e si mescola delicatamente fino a quando non sarà completamente evaporato. Si unisce il doppio concentrato di pomodoro e si lasciar cuocere per un po’. Poi si copre e si fa sobbollire lentamente per circa 2ore aggiungendo, quando occorre, del brodo. Solo verso la fine unire il latte per smorzare l’acidità del pomodoro. Aggiustare di sale e di pepe".

lunedì 15 agosto 2016

ll Lardo di Colonnata fa solo bene, non date retta a chi sostiene il contrario.

In risposta a quanto appare sul sito:
http://www.lospicchiodaglio.it/rubrica/%C3%A8-vero-lardo-colonnata-privo-colesterolo

Buonasera Dott. Schiavo,
mi dispiace per lei, ma la sua risposta alla Sig.a Federica sul Blog "lo spicchio d'aglio! in merito all'oggetto è del tutto errata. Ciò perché la stagionatura di minimo 6 mesi nelle conche di marmo PORTA VIA TUTTO IL COLESTEROLO. Tant'è che  il Lardo di Colonnata  (frazione montana di Carrara) è addirittura consigliato nella dieta anticolesterolomia. Se non crede cerchi di rintracciare gli atti del Convegno tenuto nel 1998 a Carrara dalla USL nella sala di rappresentanza del Comune di Carrara e leggerà quanto le ho detto. Quindi W il Lardo di Colonnata, baluardo anticolesterolo.

Ennio Di Benedetto
ennioincucina.blogspot.it

Domanda

Salve, in una trasmissione televisiva hanno detto che il lardo di Colonnata - per la sua particolare lavorazione - è privo di colesterolo: è vero?
Grazie
Federica da Bergamo


Risposta

Carissima Federica,
a mio sapere, il lardo di colonnata contiene 95 mg di colesterolo per ogni 100 grammi di prodotto per cui non lo prescriverei ad un ipercolesterolemico; chiaramente, di tanto in tanto, uno strappo alla regola è concesso a tutti.
Serena giornata
Dott. Luigi Schiavo

giovedì 11 agosto 2016

Spaghetti alle acciughe...finite.

Questo che suggerisco è un accorgimento per utilizzare l'olio evo con cui avete conservato le acciughe (sott'olio, a modo mio):


Mentre fate cuocere gli spaghetti, al dente mi raccomando, versate in padella l'olio che avete utilizzato per conservare, si fa per dire perché le avrete mangiate in fretta, le acciughe. Non serve altro. Quando scolate gli spaghetti li versate nella padella, aggiungendo un po' di acqua di cottura degli spaghetti stessi, e rigirateli per una trentina di secondi. Buon appetito.

Acciughe sott'olio, a modo mio



Acciughe sott'olio preparate da Ennio

Ingredienti: Acciughe conservate sotto sale, aglio, prezzemolo, peperoncino piccante e olio e.v.o.

Preparazione:
  1. eviscerate e pulite le acciughe ottenendo due filetti ognuna che laverete e asciugherete con cura
  2. fate un trito di aglio, prezzemolo e peperoncino piccante
  3. mettete le acciughe a strati in un vasetto e su ogni strato mettete un po' di trito e peproncino
  4. quando avrete quasi riempito il vasetto mettete l'olio evo, facendo attenzione a coprire tutte le acciughe, e richiudete con cura il vasetto.


Dopo pochi giorni potete gustarvi le acciughe, magari sorprendendo i vostri cari e amici.